Pierluigi Billone
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Muri III b

(2010)

Quartetto d'archi
Commissione del IMD Darmstadt e Musik Protokoll Graz


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Pierluigi Billone


Dalla pratica degli strumenti ad arco ho imparato a separare e a coordinare in modo diverso l ́azione delle due mani (che invece nella tecnica classica cooperano per ottenere un unico risultato). Attraverso semplici soluzioni tecniche è quindi possibile modulare indipendentemente la quantità di energia prodotta dal contatto dell ́arco con la corda e il tipo e la qualità di articolazione della mano sinistra.

A questo punto si ottengono gradi e qualità di energia che sono al tempo stesso qualità interna della vibrazione e/o dell’articolazione. Ne consegue che la qualità plastica di un evento può essere considerata in certe condizioni un grado di energia.

Questo fenomeno meccanico energetico è anche una relazione possibile: una vibrazione statica è (può essere) il grado minimo energetico di una articolazione e viceversa una articolazione il grado massimo energetico di un'unica vibrazione. E questa differenza di stati (energetica/plastica) può essere modulata istantaneamente o attraverso un grado indefinito di deformazioni.
Il suono così pensato ha quindi delle dimensioni, degli strati e degli stati la cui natura è indefinita, e aperta a una elaborazione ritmica indefinita. Può essere paragonato genericamente alla materia e alla sua varietà di stati (solido, liquido, gassoso etc.).
Lo “spazio sonoro” che ne deriva ha quindi leggi e caratteristiche completamente diverse da quello tradizionale ma può contenerlo come caso particolare (stabilità/omogeneità momentanea).
Il Quartetto d ́archi in questo caso diventa una “macchina” energetica magica e abbandona i suoi ruoli tradizionali (e per questo prevede anche delle scordature significative, per il 2. Violino e per il Violoncello).

Il lavoro si articola in 5 momenti (connessi a vari gradi fra di loro), ciascuno dei quali centrato in modo diverso sulle possibilità di aggregazione-deformazione delle vibrazioni.

  1. Compressione / Strati / Tracce di presenze meccaniche
  2. Decompressione / Doppio Polo inerte / Strati
  3. Instabilità / Oscillazioni Plastiche metalliche / Strati
  4. Isolamento delle Fonti / Doppio Polo fisso / Instabilità
  5. Compressione / Articolazione interna elementare (battimenti)

Una rigorosa omogeneità plastica è la condizione necessaria perché la deformazione operi. Continuità e trasformazione costanti sono bilanciate dalle ripetute interruzioni e “dissolvenze”al silenzio (...il momentaneamente inudibile, dove la deformazione continua ad operare).
Instabilità ritmica, staticità imprevedibile, eccessi energetici momentanei, scarsa udibilità momentanea, etc. sono tutte caratteristiche ritmiche di una disomogeneità fondamentale, dove vige e opera la deformazione.