Pierluigi Billone
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Legno.Edre II.Edre

(2003)

per Fagotto


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Pierluigi Billone


In questi anni ho dedicato al Fagotto un lungo lavoro personale di studio ed esplorazione.

I primi esiti di questo lavoro consistono nella parte solistica in Mani. Long (2001) per Ensemble, alcuni Studi da concerto (2003), Legno. Edre I-V (2003-04) per Fagotto solo, Legno. Stele (2004) per due Fagotti solisti e Ensemble.

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Legno Edre I-V (2003-04)

per Fagotto solo è un lavoro di ampio respiro (78') dove interesse tecnico, pensiero compositivo, concezioni astratte e una sorgiva emozione verso il suono si incontrano nel punto dove diventa possibile una particolare “libertà”: quella che nasce quando una totale familiarità con lo strumento viene orientata dalla attenzione e dalla capacità di ascolto.

Il suono tradizionale qui non è più il centro. Il fagotto si apre completamente offrendo tutta l`inesplorata disomogeneità delle proprie caratteristiche fisiche e acustiche.

Quindi espressioni come “ricerca sul suono”, “ricerca timbrica”, “effetto” ecc. (che si riferiscono sempre al ruolo evidente o nascosto del suono tradizionale) in questo caso sono prive di senso.

Lo strumento viene ripensato interamente sotto la spinta di una diversa concezione musicale che pone le proprie gerarchie e i propri orizzonti - inevitabilmente tutta la tecnica strumentale muta, e soprattutto il rapporto combinato mani-bocca (e il sistema di notazione relativo). All'interprete è affidato il difficile compito di inoltrarsi in questo spazio aperto.

 

EDRE (2003)

Lo spunto iniziale del lavoro è offerto dalle particolari qualità ritmico-acustiche delle famiglie di bicordi e tricordi stretti stabili (dai tipici intervalli dal quarto di tono fino alla terza maggiore). Si tratta di vibrazioni particolari che presentano al loro interno battimenti a differenti qualità e velocità, e una complessità acustica propria.

Questa vita ritmica interna alle vibrazioni viene considerata come la traccia microdimensionata e lo stato stabile di una articolazione. Viceversa, una articolazione viene considerata come lo stato trasformato, aperto e plastico di un bicordo pulsante.

Si tratta quindi di un nesso ritmico “visionario”, ancorato a delle qualità acustiche concrete.

Regolando artificialmente la velocità e la qualità delle pulsazioni interne dei bicordi - “forzandone” quindi la vita ritmica interna, e, in modo corrispondente, manipolando singole vibrazioni fino a farle pulsare in modo simile ai bicordi, si generano stati intermedi fra gli estremi.

Questo legame iniziale diventa il centro attorno a cui si raccoglie una costellazione di vibrazioni imparentate, che oscillano fra il “parlato” ritmico formulare e il vibrare “meccanico” inanimato, e prolungano indefinitamente questo gioco di legami diretti e di nessi possibili.

La *Voce-del-legno che così si rivela (la ricchezza e l’ampiezza dei nessi che nascono nel lavoro), e che è ignota innanzitutto a me stesso, viene ascoltata passo dopo passo. Resta così una *Via (come si dice in montagna), un cammino aperto e reso praticabile, offerto al passo degli altri.