Pierluigi Billone
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L´ignoto che ci riguarda.

Mantova 2003

Pierluigi Billone


La composizione in senso elevato potrebbe essere intesa come un compito d’impegno umano che ciascuno liberamente si assegna. E questo prima di qualsiasi altra considerazione.

Questo compito umano consiste nel custodire e mantenere aperta una disposizione. Più precisamente: un´attenzione verso l’Ignoto più prossimo che ci riguarda.
E ciò non ha nulla a che fare con il nuovo o le avanguardie-retroguardie.

L’Ignoto più prossimo che ci riguarda è quella sfera dell’esperienza con cui siamo in contatto e che ci chiama, ma che ancora resta sullo sfondo dei nostri interessi immediati, attende di essere assimilata, non è ancora maturata come domanda e il suo eventuale richiamo potrà aprirci ad una scoperta, nei gradi e nella portata che ci sono consentiti.

È una dimensione individuale, ma non solo personale:
al lavoro siamo sempre un noi, qui e ora.

In gioco c’è una doppia rivelazione:

  1. Quella di uno spazio musicale ignoto, che è un luogo rituale e comune di scoperta.
  2. Quella di una presa di contatto con la nostra realtà di uomo che scrive (in senso ampio), con il già noto che opera in noi e ci precede, con il già noto divenuto opaco in noi, con l’ignoto che noi siamo e con cui siamo a contatto, che così ci rivela la nostra provenienza e appartenenza.


L’obiettivo, a ben vedere, non è un “pezzo” da confezionare – che poi a suo tempo potrà avere comunque un ruolo trainante e concentrante nell’esperienza, oltre che a rappresentare una questione pratica.

L’obiettivo è un’esperienza di *Scrittura in senso amplissimo, dove la mano che scrive o che suona, l’attenzione, la capacità visionaria di aprire spazi, l’intelligenza nel tracciare nessi e legami impensabili, la curiosità creativa che sposta i limiti noti, si fondono completamente.